Il 1 maggio 1918 moriva a Roma l’illustre filologo sorianese Ernesto Monaci.

Insigne storico e letterato della “Nuova Italia”, quella nata dalla breccia di Porta Pia, è stato per molti anni alquanto trascurato dagli addetti ai lavori che poco hanno capito della sua figura, al di là di un generico riconoscimento alla produttività del suo insegnamento.

In realtà, chi ebbe la fortuna di conoscerlo a fondo, gli tributò subito l’appellativo di operaio dell’intelligenza (per usare una espressione ascoliana), preoccupato sempre di creare quella “scuola vera” capace di offrire ai suoi studenti gli strumenti adatti, quel metodo ideale, per orientarsi nella ricerca storica e nella lettura del passato.

Dal canto suo il Monaci, per la natura stessa del suo ingegno e del suo temperamento, era portato “ .. a frugare, rifrugare, scavare, scovare ed a suscitare la medesima smania negli altri … (D’Ovidio)” in un periodo storico in cui bisognava costruire da zero quel sentimento nuovo di Patria ed identità nazionale.

In questo, il riconosciuto ruolo di “suscitatore di energia nazionale” trovò piena conferma nelle parole e descrizioni che facevano di lui i suoi alunni (Pirandello, Cesare de Lollis, Pietro Egidi, solo per citarne qualcuno) che avevano visto nel poliedrico maestro un fine “lettore” del suo tempo, di cui la ricerca storica non era altro che il fondamento di una migliore lettura del presente, per poi guardare al futuro.

Così il D’annunzio: “conduceva egli di modi in modi con tanto alito le parole all’unanimità del coro vasto e alla sommità del canto singolare, ch’io mi credeva di essere alla sua scuola non come alunno ma come adepto, non come discepolo ma come iniziato… .

Dunque, un uomo che ha fatto grande l’Italia e Soriano, e che quest’anno (1918-2018), in occasione delle celebrazioni del centenario della morte, troverà riconosciuto da parte nostra il giusto valore.

L’appuntamento è per il prossimo 19 e 27 maggio 2018 alle scuderie di Palazzo Chigi-Albani..  

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