(Soriano nel Cimino, 20 febbraio 1844 – Roma, 1 maggio 1918)


ernesto monaciTra i principali filologi e critici letterari italiani, Monaci nacque a Soriano nel Cimino (VT) da Anacleto Monaci, romano, e da Rosa Pannunzi, nativa del luogo. Seguendo il padre governatore nei suoi vari trasferimenti, fu in vari paesi delle Marche e dell’Emilia-Romagna, tra cui Castel S. Pietro Bolognese, dove studiò grammatica e retorica. Di qui si allontanò nel luglio 1859 per Piperno. Ma Anacleto Monaci, pur continuando i suoi spostamenti (Alatri, Frascati), volle stabilire la famiglia a Roma, dove Ernesto poté compiere i suoi studi.

Studiò filosofia presso i gesuiti del Collegio Romano, quindi nel 1861 s’iscrisse alla facoltà giuridica della Regia Università di Roma e nel 1865 si laureò a in giurisprudenza. Esercitò l’avvocatura per tre anni, ma poi abbandonò tale attività per dedicarsi agli studi letterari, e segnatamente alla filologia romanza, disciplina che era allora agli albori.

Nel 1873, per interessamento di Adolfo Mussafia, venne invitato ad insegnare in Austria presso la facoltà filologica di Graz, ma Monaci preferì assumere nel 1874 la cattedra di “Storia comparata delle lingue e letterature neolatine” presso l’Università di Roma, che tenne fino al 1915. Fondò nello stesso periodo anche il periodico “Rivista di filologia romanza” (che più tardi mutò il nome in “Studi romanzj”).Immagine6 Si occupò principalmente delle origini del teatro italiano, dell’antica poesia trobadorica, e delle origini della nostra letteratura. Alla sua attività didattica sono peraltro legate molte pubblicazioni. Già corrispondente nazionale, il 12 novembre 1883 divenne Socio nazionale della prestigiosa Accademia dei Lincei.  Nel 1880, su sua iniziativa, il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli fondò a Roma l’Istituto Storico Italiano.Nel biennio 1885-1886 fu rettore dell’Università La Sapienza.  Monaci fu anche il fondatore nel 1901 della Società Filologica Romana. Il prezioso archivio dello studioso è conservato presso la Biblioteca “Angelo Monteverdi” di Roma.


Così si esprimeva l’insigne filologo Ernesto Monaci sul dialetto
” … Si cerchi di rialzare nella coscienza del popolo l’idea del suo dialetto, persuaderlo che tutti in Italia, siccome anche nelle altre nazioni, siamo bilingui: che la favella appresa nel seno della nostra famiglia non è men degna di rispetto che la lingua da apprendersi nelle scuole. I dialetti dovrebbero avere un loro spazio nella lingua parlata e sarebbe tempo che, finalmente, se ne introducesse lo studio nelle scuole affinché quei tanti che s’affannano a far dimenticare il dialetto nativo per una lingua che non sempre conoscono, cessassero da questa loro opera disfattistica …”