Immagine3Come molti suoi contemporanei dai natali non illustri, prese il nome del luogo d’origine. Adolescente, si trasferì a Roma, ove a 15 anni è enumerato tra i “putti cantori” della cappella musicale di San Giovanni in Laterano. Negli anni seguenti fu alla scuola prima di Giovanni Maria Nanini, poi dello stesso Giovanni Pierluigi da Palestrina , del quale è considerato fra i migliori discepoli.
Dopo un periodo a Mantova alla corte dei Gonzaga (1583-4) ebbe la direzione di alcune fra le principali cappelle romane del tempo: San Luigi dei Francesi (1581), una delle cappelle di Santa Maria Maggiore (1587), S.Giovanni in Laterano (1589). Dopo una breve parentesi nel duomo di Tivoli, nel 1603 era di nuovo a Roma come maestro della cappella Giulia di San Pietro in Vaticano, ove rimase fino al 1620, quando fu pensionato “con il godimento dell’intero assegno”, e sostituito dal maestro Vincenzo Ugolini da Perugia.

Posizione nella musica cinquecentesca

hymnal-468126_1280Lo stile di Francesco Soriano manifesta i caratteri salienti della Scuola Romana : purezza vocale, fluidità contrappuntistica, ardore religioso. Uno dei suoi meriti è quello di aver contribuito alla stesura del “Graduale Mediceo”. La riforma tridentina (1545-1563) revisionò molti dei testi liturgici, riducendone la lunghezza: le parti musicali in sovrabbondanza dovettero essere riviste e sistemate di conseguenza . Il lavoro fu iniziato dal Palestrina e da Annibale Zoilo. Dopo la morte di Palestrina la stesura fu ritenuta arbitraria ed eccessivamente innovativa; il lavoro fu pertanto affidato a Francesco Suriano e Felice Anerio. Il loro lavoro terminò nel 1614. Fu approvato ed adottato all’uso liturgico, per tre secoli, fino al 1900, quando Pio X volle restituire ai canti gregoriani la loro primitiva integrità ed affidò il compito ai monaci di Solesmes.

 

Qualche anno dopo la sua morte, Giovanni D’Avella (in Regole di musica , Roma , Moneta 1657) afferma: “possedeva bene l’arte ai tempi nostri un valent’uomo romano degno di lode, chiamato Suriano. Questi era talmente eccellente che sopra ogni nota faceva dissonanze continue, senza interporre il contraponto; pareva una furia infernale et un angelo poi nel contraponto sonor; et era tanto pronto nelle dissonanze, che in ciò fu veramente singolare. Molti si provarono se potevano imitarlo. Ma dopo tre o quattro pause, si ritiravano all’ordinario contraponto”.