Lo studioso Clemente Giuntella, nella sua “Prefazione” al volume postumo di Domenico Patrizi “Impressioni sorianesi” (Tipografia La Commerciale, Soriano, 1970), associandosi alle intuizioni di altri ricercatori, affermava, con valide motivazioni, che, in gran parte, ” …il dialetto sorianese … deriva dall’antico dialetto romanesco – notoriamente a tipo campano – che si parlava nella Metropoli, prima che esso s’ingentilisse al contatto dei Toscani, scesi a Roma al seguito dei Papi …”.

Certo è che il dialetto sorianese, a differenza di quelli di vari altri centri della Tuscia Viterbese (anche più lontani dal capoluogo, rispetto a Soriano), risente assai più del romanesco che del viterbese. Vi si colgono, anzi, delle espressioni che oltrepassano lo stesso dialetto romanesco, per ricollegarsi più propriamente al latino popolare: vedasi, ad esempio, l’espressione ” ‘e legna” (i legni da ardere), che sembra proprio un neutro plurale latino.

Già agli inizi del XX secolo, lo storico e letterato locale Achille Ferruzzi volle tentare di immortalare il vernacolo sorianese in un brano di prosa – traducendo nel dialetto medesimo una novella del Boccaccio – ed in una poesia. Entrambi i testi furono pubblicati nel volume del Ferruzzi stesso “Dischi fonografici” (Tipografia Ciompi, Viterbo, 1907).  Verso la metà del secolo, il locale poeta autodidatta Pietro Fucci inserì, in un suo volumetto di versi, intitolato “La Rocca di Soriano” (Tipografia Operaia, Soriano, 1947), anche un componimento in vernacolo.  All’incirca a datare dallo stesso periodo e fino alle rispettive morti, i cultori di memorie locali Domenico Patrizi (deceduto nel 1966) ed Angelo Reali (scomparso nel 1969) dedicarono molti loro scritti al dialetto sorianese, i quali furono poi raccolti, in discreta parte, in due pubblicazioni postume.  Per la precisione, Domenico Patrizi si dedicò tanto alla prosa, quanto alla poesia dialettale. Del volume contenente vari suoi scritti – alcuni dei quali anche in lingua -, abbiamo già fatto cenno all’inizio di questa nota.
Angelo Reali, invece, scrisse in dialetto soltanto poesie. Il volume che le riporta s’intitola “Raccolta di versi in dialetto sorianese” (Tipografia La Commerciale, Soriano, 1^ edizione, 1969).

Si conserva, inoltre, presso la Biblioteca Comunale di Soriano, una breve raccolta ciclostilata di “Poesie inedite in dialetto sorianese” di Nazareno Narduzzi (morto nel 1976).  Non si può, forse, più parlare di vera e propria letteratura dialettale, a proposito del poemetto di Carlo Alfonso D’Alba, intitolato “La Vecchia del Carnaiolo” (Tipografia Agnesotti, Viterbo, 1986), perché la maggior parte del testo è in lingua e compaiono in dialetto solo le battute attribuite alla “vecchia” e ad altri personaggi sorianesi.

A parte, però, le creazioni letterarie cui abbiamo fatto riferimento ed altre eventuali non pubblicate e, comunque, meno note, il dialetto sorianese ha avuto il suo massimo sviluppo nella lingua parlata dal popolo, soprattutto nei secoli passati e fino verso la metà del Novecento. Negli ultimi decenni trascorsi, invece, sia per i maggiori contatti avuti dai Sorianesi con l’esterno, grazie ai moderni mezzi di trasporto ed ai cosiddetti mass media, sia per la maggiore e massiccia scolarizzazione delle nuove generazioni, la conoscenza e l’uso del dialetto si sono andati affievolendo. Sono ormai anche caduti in disuso – ed avremmo corso il rischio di perderne per sempre la memoria, se alcuni studiosi non ne avessero registrato per tempo i testi – antichi canti e preghiere popolari dialettali, come la “Pastorella” natalizia, lo “Scordatevi ‘ndenneti bbona ggente si vvolete” canto della Passione – , la “Diasilla” – preghiera per i defunti – un “Canto dei mietitori” ed alcune filastrocche infantili.
Oggi, soltanto pochi anziani sono in grado di ricordare termini ed espressioni che, un tempo, riuscivano ad identificare persone, cose e situazioni, in modo efficace e colorito. Insomma, stiamo correndo il rischio di perdere tutto un patrimonio culturale, che costituiva uno degli aspetti caratteristici dell’identità sorianese.  Per concorrere a salvare tale patrimonio culturale, già verso la metà del Novecento, lo studioso locale Domenico Patrizi, altrove ricordato, aveva tentato di raccogliere, in due quaderni rimasti inediti, rispettivamente le principali regole grammaticali ed i più comuni vocaboli del vernacolo sorianese. In tempi più recenti, un altro appassionato di memorie sorianesi, l’avvocato Domenico Fanti, ha cercato di integrare la raccolta dei termini e delle espressioni dialettali locali; ma anche la sua fatica è rimasta, purtroppo, incompiuta.


UNA NUOVA PUBBLICAZIONE

dialetto - CopiaFinalmente, due altri cultori delle tradizioni sorianesi, Angelo M.L. Clementi e Luigi Fanti, hanno effettuato, con passione e perizia, una ulteriore integrazione delle voci lessicali del vernacolo ed hanno sistemato tutto il materiale raccolto – per complessive oltre mille voci e locuzioni – nel glossario cui funge da introduzione la presente nota. Naturalmente, questo non è che un primo tentativo di salvataggio del vecchio idioma sorianese: esso è suscettibile di ulteriori integrazioni ed approfondimenti. Anzi, nell’intenzione degli autori, il loro lavoro vuole costituire proprio una provocazione, affinché altri volenterosi intraprendano ancora, al riguardo, studi e ricerche. Tra l’altro, a mio avviso, meriterebbe di essere presa in seria considerazione pure un’indagine sui tanti coloriti soprannomi (se ne tramandano oltre duecento), con i quali erano riconosciute – e, talvolta, vengono ancora indicate – le persone del luogo. Anche tali soprannomi, infatti, quasi sempre costituiscono una chiara derivazione ed un arricchimento dei termini dialettali. Un altro campo, infine, nel quale pure il dialetto ha esercitato larga influenza, è quello dei toponimi, ufficiali e non (se ne ricordano oltre mille), che contraddistinguono località ed elementi del paesaggio sorianese. Concludendo, ci dichiariamo fiduciosi che la presente pubblicazione possa far piacere ai Sorianesi più anziani, i quali vi ritroveranno una conferma dei loro ricordi; ma teniamo a precisare che la pubblicazione medesima è destinata particolarmente ai giovani, affinché conoscano meglio uno dei tanti aspetti culturali – fin qui trascurato – del loro paese di origine, e se ne facciano essi stessi portavoce, per le generazioni future.

Valentino D’Arcangeli